Per il protagonismo dei migranti
Per l'abolizione del legame tra permesso di soggiorno e lavoro
Per la libertà di movimento e il diritto di restare e per la chiusura dei CPT dentro e fuori l'Europa

Informazioni e Contatti

Telefono: 327-57-82-056
E-mail: coo.migra@yahoo.it
il Coordinamento Migranti si riunisce tutti i MERCOLEDI sera alle 19:30 presso xm24, via Fioravanti 24 a Bologna

Contatore

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mercoledì, 30 aprile 2008

Aggiornamento pullman da Bologna: posti esauriti

ATTENZIONE:

LE RICHIESTE DI PRENOTAZIONE SUPERANO I POSTI DISPONIBILI
CHI VUOLE VENIRE A MILANO SI PUO' PRESENTARE DOMANI MATTINA ALLE NOVE IN AUTOSTAZIONE E VEDERE SE NEL FRATTEMPO CI SONO RINUNCE.

Per chi va con mezzi propri ricordiamo che il carro delle realtà migranti sarà in testa al corteo. La partenza è alle 15, arrivare in porta Ticinese per tempo.
postato da: coordmigranti alle ore 09:27 | link |
categorie: migranti antirazzismo, mayday008
lunedì, 28 aprile 2008

May day, May day! 1° maggio - giorno di lotta del lavoro migrante

AVVISO:
I PULLMAN PER MILANO ORGANIZZATI DAL COORDINAMENTO MIGRANTI
PARTIRANNO DALL'AUTOSTAZIONE
IL RITROVO E' ALLE ORE 9
PER INFO E PRENOTAZIONI USARE I CONTATTI A FIANCO



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Di primo maggio dei migranti abbiamo iniziato a parlare a dicembre dello scorso anno. Dopo la grande manifestazione di Brescia del 27 ottobre e il successo della giornata di mobilitazione contro il protocollo con le Poste del 1 dicembre, arrivava dagli Stati Uniti una chiamata: tutti i migranti in piazza, nel mayday, per chiedere la regolarizzazione subito e la fine delle deportazioni. Da un paese con 11 milioni di cosiddetti irregolari e che ha visto crescere la mobilitazione dei migranti negli ultimi anni, era un appello da non lasciar cadere.

Per questo insieme ad altri abbiamo proposto un percorso verso un primo maggio dei migranti, che facesse risuonare anche in questa sponda dell’Atlantico la richiesta di una regolarizzazione subito, della chiusura dei CPT, della rottura del legame tra permesso di soggiorno e lavoro.

Era naturale che questo percoso s’incontrasse con il percorso della mayday: non soltanto perché la mayday ha sempre parlato di migranti, ma perché i migranti sono i precari tra i precari, e sulla loro pelle si è sperimentata la precarizzazione del lavoro, fino al punto estremo che fa coincidere la libertà con il volere del padrone. Perché questo vuol dire legare il permesso del soggiorno al contratto di lavoro. In tempi di Bossi-Fini e di vaneggiate nuove leggi nemmeno mai discusse, il dispositivo che lega la vita dei migranti alla precarietà diffusa del lavoro funziona alla perfezione, e produce permessi sempre più brevi, ricattabilità sempre più forte, clandestinità come mezzo di (s)regolazione del mercato del lavoro. In un mondo dove il confine tra regolarità e irregolarità si fa sempre più labile, dove i migranti vivono mesi e a volte anni con in mano una ricevuta che non vale niente, questa pare essere l’unica vera (s)regolazione prodotta dalla Bossi-Fini.

Di questo abbiamo parlato unendoci al percorso della mayday milanese, che quest’anno assume il sapore di una sfida particolare: adottare la centralità politica del lavoro migrante come chiave di lettura della precarietà. Una centralità che è più di una sommatoria, e che supera ogni idea di ‘classifica della sfiga’. La condizione migrante è infatti diventata in questi ultimi anni la dimensione di una nuova lotta che parla a tutto il lavoro, si diffonde, si radicalizza, avanza parole d’ordine precise.
A Bologna il percorso del Coordinamento Migranti si fa testimone e protagonista di questa dimensione, e alle mobilitazioni dello scorso anno si è aggiunta, come buon auspicio verso la mayday, la Terza Giornata dei Migranti del 20 aprile.

A guardarci bene, i migranti scesi in piazza dell’Unità a Bologna, come quelli che hanno fatto sentire la loro voce in questi anni in Italia e in Europa, chiedono le stesse cose e non guardano in faccia ai governi: la rottura del legame tra permesso di soggiorno e lavoro, una regolarizzazione slegata dal lavoro e dal salario, la chiusura di tutti i CPT dentro e fuori l’Europa. Quando la libertà è la posta più alta della lotta, non è facile giocare al ribasso.

La mayday ha assunto questa piattaforma come asse fondamentale del suo percorso. Un riconoscimento anche fisico, perché tutte le realtà che parteciperanno alla mayday hanno concordato sul fatto che saranno i migranti ad aprire grande corteo milanese. Non è solidarietà, è la voce che il protagonismo dei migranti ha saputo conquistarsi.

La richiesta di regolarizzazione che unisce la euro mayday è poi il riconoscimento che la lotta deve essere europea, perché dall’Europa vengono ormai le linee sulle politiche degli stati in materia di immigrazione. Il grido che attraverserà l’Atlantico il primo maggio di quest’anno ci dice però anche altro, ci parla della dimensione transnazionale delle lotte dei migranti, una dimensione cresciuta in questi mesi grazie alla Catena Transnazionale di cui Milano sarà una nuova tappa, inaspettata fino a poche settimane fa.

I migranti si muovono, e reclamano libertà di movimento e diritto di restare. Lo fanno mostrando a tutto il movimento una via da seguire. Quest’anno a Milano, in Europa, tra le due sponde dell’Atlantico, la mayday sarà davvero giornata di lotta di tutti i lavoratori. E per l’Italia sarà un bel messaggio rivolto a chi guarda al futuro sognando di irrigidire ancor di più la Bossi-Fini e di giocarsi tutto sulla pelle dei migranti: i migranti non ci staranno, le decine di migliaia che saranno a Milano questo primo maggio non ci staranno.

Non siamo soli, abbiamo amici e alleati in Europa e nel mondo. Non fanno guerre, lottano con noi.

Con chi parte con noi da Bologna ci vediamo all'autostazione alle 9.
Con tutti gli altri a porta Ticinese alle 15.
postato da: coordmigranti alle ore 15:02 | link |
categorie: migranti antirazzismo, mayday008
domenica, 27 aprile 2008


mayday008 Milano - porta Ticinese ore 15

1 maggio
mayday

No al legame tra permesso di soggiorno e lavoro!
Regolarizzazione subito!
Chiudere i CPT!

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Pullman da Bologna
giovedì 1 maggio
partenza ore 9 - autostazione

 info e prenotazioni:
327-57-82-056


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postato da: coordmigranti alle ore 20:40 | link |
categorie: migranti antirazzismo, mayday008

Migranti in movimento oltre i confini - mayday008 - Milano

Nonostante le più raffinate tecniche
messe in campo
per fiaccarne i corpi e gli spiriti,
i precari migratori non si lasciano addomesticare!



A Roma si è costituita una rete, di migranti e attivisti, che mette le migrazioni al centro del discorso e delle pratiche politiche sulle trasformazioni del lavoro e della cittadinanza.
Qual’è il nesso tra migrazioni e precarietà?
Vi raccontiamo l’evoluzione del moderno precario migratore. Si tratta di una specie che non migra a seconda delle stagioni, ma a seconda delle sanatorie, dei cambi di governo e, soprattutto, dei decreti flussi: meccanismi burocratici che ne legano le sorti a un datore di lavoro che, una volta all’anno, può impossessarsi di un suo personale precario migratore e tenerlo al suo servizio per un dato tempo. Questa situazione non è un effetto collaterale del global warming, né è determinata da una qualche selezione naturale che ha trasformato le migranti e i migranti (specie che, da sempre, fanno parte della natura umana allo stato libero) in precari più adatti al mercato globale. Al contrario, si tratta di una strategia deliberata, messa in atto per fiaccare gli spiriti liberi delle migranti e dei migranti e renderli, una specie addomesticata e docile, adatta ai più svariati tipi di lavoro.
Cosa chiede questo genere di precario all’agenda politica?
Innanzitutto, l’abolizione di quelle speciali gabbie - i CPT - che i governi costruiscono per rinchiudere i precari migratori al loro arrivo o quando non servono più. Ma, soprattutto, che venga restituita a ogni migrante la sua originaria libertà di movimento, con una regolarizzazione senza condizioni e la definitiva abolizione del meccanismo del contratto di soggiorno (che mira a rendere permanente la mutazione dei migranti in precari migratori).
Quali strategie vengono adottate?
Nonostante le più raffinate tecniche messe in campo per fiaccarne i corpi e gli spiriti, i precari migratori non si lasciano addomesticare! La loro principale strategia é proprio quella di praticare la libertà di movimento oltre i confini che vengono loro imposti. Grazie a questa abilità hanno saputo tessere relazioni di alleanza con altri precari, sia con quelli sedentari sia con quelli provenienti da altri paesi. E quest’anno, il primo maggio, marciano uniti in tutta Europa!
Ma le strategie passano anche attraverso battaglie intermedie, come quella che a Roma sta costruendo una rete di autotutela tra i lavoratori delle bancarelle. Unisce i migratori “a giornata”: quelli che si spostano ogni giorno a seconda dei turni, ma che quando piove non vengono pagati. Strano destino per molti di loro che, migrati via dal Bangladesh, avevano pensato di aver finalmente slegato le proprie sorti da monsoni e altre condizioni meteo.
da: City of Gods, aprile 008
postato da: coordmigranti alle ore 20:33 | link |
categorie:
venerdì, 25 aprile 2008

No al contratto di soggiorno, chiudere i CPT, regolarizzazione subito - mayday008


Liberi di muoverci e
liberi di restare


Quella del 2008, a Milano, è una MayDay che scommette sul lavoro migrante. Si può dire: non è una novità. L’EuroMayDay si è sempre rivolta ai migranti, accanto ai precari e alle precarie, per parlare di quello che oggi è diventato il lavoro. Ma c’è una nuova frontiera della lotta contro la precarizzazione che intendiamo attraversare, raccontando una storia vissuta da molti, ma che riguarda tutti. E' la storia di milioni di uomini e donne che hanno attraversato i confini, liberamente, e che hanno deciso di restare. Che per restare devono
lavorare. Che non possono far altro che lavorare: disoccupazione significa espulsione. Lotta sui posti di lavoro significa minaccia di licenziamento, paura della clandestinità e dei CPT.
Rinnovo del contratto di lavoro e del permesso significa accettare salari da fame. Il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro è la leva per precarizzare il lavoro e la vita dei migranti, ma anche il lavoro e la vita di tutti. Costruisce gerarchie, separa, mette in moto il meccanismo.
Tutti coloro che saranno a Milano il 1° maggio diranno no al contratto di soggiorno per lavoro, e non parleranno solo dei migranti: raccontando questa storia particolare, ciascuno parlerà anche di sè.
Costruire una lunga/larga/long MayDay significa mantenere aperta questa scommessa. Significa costruire uno spazio che già da sè rompe i confini delle differenze per mettere in gioco le differenze. Ci sono esperienze di lavoro, di lotta, parole, che è necessario comunicarsi se il movimento dei migranti e quello dei precari vogliono battere la strada di un percorso condiviso. I migranti portano con sè il carico di una doppia precarietà, ma qui non si tratta di fare a gara a chi sta peggio. Perchè proprio questa doppia precarietà è stata il punto di partenza di esperienze di lotta inedite, fuori da ogni rappresentanza politica o sindacale, lotte nel segno del protagonismo e della radicalità delle rivendicazioni.
E soprattutto, lotte attraverso i confini. Ogni grandezza territoriale. Il 1° maggio a Milano abbiamo deciso di seguire questo movimento. Quel giorno, negli Stati Uniti, i migranti saranno di nuovo nelle strade per rivendicare una regolarizzazione senza condizioni. E' una parola d’ordine condivisa: quello che noi vogliamo è essere liberi di muoverci e liberi di restare, è la rottura di quel meccanismo che rendendo i migranti ricattabili, precarizza tutto il lavoro.
E non sarà soltanto un legame simbolico tra le due sponde dell’oceano: le lotte dei lavoratori e delle  lavoratrici migranti sono un fatto. Che attraversino i confini è un fatto. I migranti degli Stati Uniti parleranno dai microfoni della MayDay parade a Milano. Noi scommettiamo di essere l’amplificatore di massa che fa risuonare il carattere transnazionale della lotta. E lo fa qui, e ora.
da: City of Gods - aprile 008 http://city.precaria.org/citypocket/citypocket_6.pdf

postato da: coordmigranti alle ore 12:31 | link |
categorie: mayday008
martedì, 22 aprile 2008

In centinaia in piazza per la Terza Giornata dei Migranti: FOTO - prenotazioni pullman per il primo maggio a Milano

clicca sulle immagini per vedere altre foto della giornata

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Per il terzo anno consecutivo, domenica 20 aprile, centinaia di migranti di Bologna e provincia hanno partecipato alla Giornata per i diritti e la libertà dei migranti in Piazza dell'Unità. Oltre i confini delle comunità, dai cinesi ai filippini, dai senegalesi ai marocchini ai pakistani hanno contributo con musica, balli e cibo a una giornata che è andata oltre la festa. Il primo torneo di Basket Migrante, che ha coinvolto le seconde generazioni, ha visto vincere a suon di Hip Hop una squadra cinese. Ma tutti noi migranti abbiamo vinto.

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Abbiamo mostrato che è possibile superare differenze e confini per discutere, organizzarci e lottare insieme contro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, per la chiusura dei centri di detenzione, per la regolarizzazione permanente slegata dal lavoro e dal salario. Contro quelli che ci vogliono divisi per cultura e comunità, abbiamo dimostrato che è possibile prendere parola insieme. Contro le retoriche razziste e criminalizzanti che cercano di metterci in competizione, diciamo che è possibile lottare insieme ai lavoratori italiani.
Da questa piazza è partito un forte appello alla partecipazione alla May Day 2008, per unire migranti e italiani contro i confini, contro la precarietà, per essere liberi di muoverci e di restare. In quello stesso giorno in molte città d'Europa e d'America i migranti scenderanno in piazza per la regolarizzazione,  perché è orami necessario andare oltre i territori locali e nazionali e rivendicare la libertà oltre i confini, a livello transnazionale.
Conosciamo la precarietà e diciamo che noi migranti siamo precari due volte. Come tutti i lavoratori, sperimentiamo sempre più contratti a tempo determinato, a progetto, attraverso agenzie interinali, nelle cooperative, nelle fabbriche, nelle case. Per noi migranti questo significa però rendere sempre più precaria la nostra libertà e la possibilità stessa di rimanere in Italia: se perdiamo il lavoro, rischiamo di diventare clandestini. E di essere rinchiusi nei C.P.T. in attesa di espulsione.
Per questo saremo in tanti a Milano, insieme a tutti i lavoratori, perché il ricatto del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro è un'arma "legale" usata contro di noi per precarizzare e impoverire tutto il lavoro.

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Primo maggio a Milano:
sono ancora disponibili posti sui pullman organizzati dal Coordinamento Migranti, ma è necessario prenotarsi chiamando il numero

327-57-82-056

scarica il numero 9 di Senza Chiedere il Permesso
CLICCA QUI
venerdì, 18 aprile 2008

Lavoro migrante, lavoro di tutti: dal 20 aprile verso il primo maggio

III Giornata per la libertà e i diritti dei Migranti
domenica 20 aprile

primo torneo di basket migrante
musica e danze

piazza dell'Unità - Bologna
dalle 11 alle 22

Domenica presenteremo il numero 9, aprile 2008, di Senza Chiedere il Permesso - Per la libertà dei migranti!, di seguito pubblichiamo l'editoriale:

Lavoro migrante, lavoro di tutti:
verso il Primo maggio del lavoro migrante!

 
In Italia e in Europa, negli ultimi anni, il movimento dei migranti è cresciuto nel segno della lotta, dell’organizzazione autonoma e del protagonismo. La legge Turco-Napolitano prima e la Bossi-Fini poi hanno cercato di ridurci al silenzio, ma noi migranti abbiamo preso parola portando avanti le nostre rivendicazioni. Ora dobbiamo mettere in gioco la forza accumulata e scendere in piazza il primo maggio contro lo sfruttamento del lavoro migrante, contro la precarietà del lavoro.
Succede anche in America: come negli ultimi due anni, il prossimo primo maggio i migranti saranno di nuovo in piazza per rivendicare una regolarizzazione senza condizioni. Saranno in piazza come lavoratori, perché sanno che essere senza permesso significa essere più ricattabili.
I migranti negli Stati Uniti lanciano una sfida che noi vogliamo cogliere. In Italia e in Europa, da diversi anni, il primo maggio è l’occasione per la May Day, una manifestazione che coinvolge tutti coloro che subiscono una condizione di precarietà.
Lavoratori precari che non hanno trovato risposta da parte delle organizzazioni e nella rappresentanza sindacale, nell’ambito della May Day hanno potuto esprimere le proprie rivendicazioni. Quest’anno le esperienze e i percorsi di lotta di migranti e precari si incontrano a Milano il primo maggio in una grande manifestazione e giornata di lotta dove il lavoro migrante sarà la questione centrale della lotta contro la precarizzazione del lavoro.

Noi migranti sappiamo che la precarietà è una condizione che riguarda tutti, ma anche che la nostra è una precarietà doppia a causa del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. Siamo costretti a fare straordinari se vogliamo mantenere il lavoro, siamo costretti ad accettare qualsiasi salario e condizione di lavoro per rinnovare il permesso, siamo costretti a rinunciare a scioperare e lottare se non vogliamo essere licenziati e correre il rischio di diventare clandestini. E questo significa che il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro è una leva per impoverire e rendere precario tutto il lavoro, quello dei migranti e quello degli italiani.
Per questo, una lotta comune dei precari a partire dalla specificità del lavoro migrante è molto di più che semplice solidarietà, è un piano politico nuovo: la legge consente ai padroni di usare diversi contratti, differenziare mansioni, tempi di lavoro e retribuzioni mettendo i lavoratori, migranti e italiani, l’uno contro l’altro.
Noi invece, il primo maggio, vogliamo parlare un linguaggio comune contro il legame tra permesso e lavoro e contro la precarietà del lavoro.

Anche la lotta che, a Bologna, portiamo avanti contro il protocollo con le Poste ha a che fare con il lavoro. Non solo perché i nostri salari sono attaccati dai 70 € che ciascun componente della famiglia deve pagare per rinnovare il permesso. Mentre aspettiamo, anche per un anno, che il nostro permesso sia rinnovato, siamo in una strana condizione a metà tra regolarità e irregolarità: quando siamo ‘regolari’, subiamo la costante minaccia di diventare ‘irregolari’ perché sappiamo che basta perdere il lavoro per perdere il permesso. Con la ricevuta delle poste non siamo liberi di andare nel nostro paese per le ferie. Le agenzie interinali non ci prendono in considerazione, le cooperative non ci assumono, non riusciamo neanche ad avere un medico di base. Senza la tessera sanitaria, neanche i nostri figli possono avere una normale copertura medica.
Per questo, quando andiamo al lavoro con la sola ricevuta, siamo ancora più ricattati: nelle cooperative siamo costretti a lavorare per un salario bassissimo, dobbiamo fare straordinari per non perdere il lavoro, ci vengono imposte mansioni non previste dal contratto. Nelle fabbriche, i turni più duri di notte, le mansioni più pericolose e faticose, e gli straordinari toccano spesso a chi deve raggiungere un certo livello di reddito per rinnovare il permesso. Nelle case, le donne migranti lavorano praticamente per l’intera giornata, ma il salario minimo previsto per legge è di 350 euro! Sempre più, però, ci accorgiamo che anche avere un permesso di soggiorno in piena regola non garantisce alcuna regola. Non solo perché rischiamo sempre di diventare irregolari, ma perché le regole le stabiliscono i padroni, approfittando della nostra ricattabilità

Questa condizione ha due responsabili: i governi che hanno istituito per legge il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. Con la vittoria di Berlusconi, Bossi e Fini, si ritorna a un clima politico che rende sempre più “intoccabile” la Bossi-Fini. Il pericolo, inoltre, è che il nuovo governo segua quello che alcuni sindaci di destra hanno già fatto nei comuni del nord negando la residenza ai migranti che non raggiungono un determinato livello di reddito, discriminando i migranti nelle graduatorie per accedere alle case popolari o agli asili nido. Proprio per questi motivi, tuttavia, è più che mai urgente  andare avanti con le nostre lotte, uscendo dal ristretto ambito cittadino, locale o territoriale in cui vogliono ancora una volta confinarci, per raggiungere finalmente quella dimensione transnazionale che deve investire i governi nazionali nella loro collocazione europea.
C’è poi un secondo responsabile per questa condizione. I padroni – anche quelli che prendono il nome di cooperative, ma che di cooperativo non hanno nulla se non lo sfrenato sfruttamento del lavoro – che approfittano della situazione per farci lavorare di più e pagarci di meno. Non possiamo lasciare il nostro destino nelle mani di partiti e sindacati. Dobbiamo prendere parola e lottare per cambiare questa situazione. Noi migranti abbiamo attraversato i confini non solo perché avevamo bisogno. In tanti potevamo lavorare nel nostro paese. Abbiamo deciso di migrare perché sappiamo che il mondo è nostro, e questo significa che dobbiamo riprendercelo! Rivendichiamo la rottura del legame tra permesso e lavoro, perché vogliamo essere liberi di muoverci e di restare. Qualcuno ha scritto che il destino non lo decidiamo noi. Ma se l’evoluzione va per conto suo, a noi spetta il compito di accelerare il cambiamento, di prenderci il tempo necessario per liberarci dalle catene e dai confini che pretendono di fermarci.

Dopo la grande manifestazione a Brescia, la May Day a Milano è una occasione da non perdere. Un'occasione per stabilire un legame politico reale tra le lotte dei migranti e quelle degli altri lavoratori e lavoratrici precari. Un'occasione unica per stabilire un collegamento evidente tra il primo maggio in Europa e quello negli Stati Uniti, nel segno della dimensione globale e transnazionale delle lotte dei migranti. Dopo le grandi assemblee organizzate in questi mesi a Bologna, con lavoratrici e lavoratori migranti delle fabbriche, delle cooperative, delle case e dei cantieri, noi siamo certi che anche in questa città il primo maggio aprirà un nuovo percorso di lotta e libertà, per una regolarizzazione permanente slegata dal lavoro e dal salario, per la chiusura dei CPT, per la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro!


In questo numero anche:
  • Notizie dalla Questura di Bologna
  • Va davvero tutto bene? L'esperienza dal lavoro di cura alle cooperative di servizi
  • Quando i padroni si chiamano cooperative. Dinamiche di ordinario sfruttamento
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Bozza SCP aprile 2008
postato da: coordmigranti alle ore 17:25 | link |
categorie: giornale, manifestazioni, festa, parole migranti, mayday008