Per il protagonismo dei migranti
Per l'abolizione del legame tra permesso di soggiorno e lavoro
Per la libertà di movimento e il diritto di restare e per la chiusura dei CPT dentro e fuori l'Europa

Informazioni e Contatti

Telefono: 327-57-82-056
E-mail: coo.migra@yahoo.it
il Coordinamento Migranti si riunisce tutti i MERCOLEDI sera alle 19:30 presso xm24, via Fioravanti 24 a Bologna

Contatore

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lunedì, 29 maggio 2006

1 Giugno cena di autofinanziamento

Programma:

h. 19: in contemporanea all’aperitivo del mercatino biologico, proiezioni di video sulle lotte dei migranti

h 21: cena con intervalli performativi: danza indiana con il fuoco, afro, brasiliana…

MENU

Antipasti:
- Scrigno di melanzane al basilico
- Involtino di peperone alla contadina (alt. vegetariana: crostino con salsa di ricotta ed erbe)
- Caprino stagionato con saba

Primo:
- Riso freddo di primavera con gamberi, sesamo, caprino e rucola (alt. vegetariana: zuppa di porri e rose rosse)

Secondo:
- Sformato di porri e funghi

Contorni:
- Insalata di spinaci crudi e frutta secca
- Zucchine al gratin

Dolce:
- Fragole con crema al mascarpone e cioccolato fondente

Bevande:
acqua e 1\4 di vino di rosso a testa

COSTO: 10 EURO


SOSTIENI IL PROTAGONISMO DEI MIGRANTI!

SOSTIENI LE LOTTE PER L’ABROGAZIONE DELLA BOSSI-FINI!


Per info. e prenotazioni: 328-7727555; 328-7610319; coo.migra@libero.it
postato da: coordmigranti alle ore 08:21 | link |
categorie: autofinanziamento
venerdì, 26 maggio 2006

Parole migranti: intervista a Carmen

“Gli altri aspetti della mia vita”

Carmen, da quanto tempo dal Perù sei venuta in Italia?
 Adesso pensavo e non me ne ero resa conto che sono 6 anni e 5 mesi, dal 19 ottobre del 1999, una data che ricordo, ma ultimamente non avevo pensato a quanti anni sono passati, siamo già al 2006! È un bel po’!

Tu sei venuta in Italia con quale progetto, per studiare, per lavorare?
Quando ho capito che riuscivo a venire in Italia ci ho pensato, ho detto: sicuramente rimarrò qualche anno e poi torno a casa, perché pensavo che dovesse essere così, che non mi potevo abituare ad una vita diversa da quella che avevo nel mio paese, sapendo che culturalmente abbiamo delle differenze, pensavo che mi sarebbe costato tanto. In realtà è stato così per i primi anni, ma dopo questi anni ho cominciato a pensare che magari la realtà era diversa, pensavo alla situazione economica del mio paese e dopo qualche anno questa idea di tornare piano piano si è allontanata e adesso  veramente non lo so con sicurezza se tornerò un giorno nel mio paese per restare lì o se resterò qui per continuare la mia vita.

L’idea che avevi era quella di lavorare, di mettere dei soldi da parte per tornare in Perù?
Si, poi dopo questi primi tre anni ho cominciato a pensare ad un’altra possibilità, se dovevo rimanere qui allora era importante anche continuare gli altri aspetti della mia vita: lavorare per quello che a me piaceva e che avevo studiato nel mio paese, sapendo anche che non potevo lavorare qui come infermiera essendo di un paese sudamericano e poi soprattutto perché non ero in regola, ho dovuto aspettare cinque anni per potermi regolarizzare con la legge Bossi-Fini. Anche questo ha fatto si che io ho ritardato con gli studi in questo paese e sapevo che dovevo avere il permesso di soggiorno, cosa che non avevo, per continuare gli studi e poi ho dovuto fare tutta la documentazione dei certificati che ho avuto nel mio paese e anche questo è stato molto lungo e mi ha fatto perdere un anno in più. Alla fine sono riuscita a studiare, ho avuto il riconoscimento di alcune materie, anche se mi aspettavo di più, ma comunque questo non mi ha scoraggiato, vado avanti, adesso sto facendo il 2° anno della Scuola Infermieristica.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato nell’andare avanti con i tuoi progetti?
È una vita molto sacrificata perché devo lavorare per pagare i miei studi che costano abbastanza e non solo per la quota universitaria, ma anche per l materiale bibliografico, i libri, le fotocopie, abbiamo tante materie spezzate, anche le fotocopie non spendi meno di 5 € per ogni materia e poi alcuni libri che sono così voluminosi li devi per forza comprare, tu devi cercare di comprarli. Devo organizzarmi per ogni giornata fra il lavoro e lo studio.
Gli studi di infermieristica prevedono anche dei tirocini che si aggiungono allo studio e al lavoro?
Infatti, dal prossimo mese, per due mesi, dovrò alzarmi alle 5,15 perché devo uscire di casa alle 5,45 per essere in sede  alle 6,30 per mettermi la divisa ed essere in reparto alle 6,45. E poi posso finire alle 13 o alle 14, dipende dall’orario che ci danno, non mi dà neanche il tempo di mangiare perché devo scappare a lavoro.

Che lavoro fai?
 Lavoro facendo assistenza infermieristica domiciliare, però anche lì devo fare delle lunghe ore, tante volte devo fare doppio orario, pomeriggio e notte o a volte pomeriggio o a volte notte, ma sono sempre di corsa perché fra lo studio, il lavoro e poi devo andare a casa, anche perché non è solo andare a sentire le lezioni, devi andare a casa a studiare un po’, se devi preparare qualche esame e poi anche la casa bisogna tirarla avanti perché uno ha delle responsabilità in casa, fare la spesa, sistemare i vestiti, la tua camera che è sempre in disordine, va così. Anche la domenica che uno pensa di riposare, difficilmente mi capita di riposare, devo lavorare perché così almeno durante la settimana mi rimane un pomeriggio per poter studiare se devo preparare qualche esame.

Tu lavori per una cooperativa o hai trovato tramite privati?
Tramite privati, sono in regola, con certe ore dichiarate, ho uno stipendio mensile che almeno mi permette di sapere che posso almeno pagare l’affitto di casa, le spese alimentari, poi se io magari ho delle spese inaspettate lì è la preoccupazione... perché studiando non è che posso lavorare tanto come facevo prima di iniziare gli studi che lavoravo a tempo pieno, dunque l’aspetto economico prima non mi preoccupava tanto, ma adesso si perché lavorando meno...e poi uno ha sempre la responsabilità con la famiglia che lasci quando lasci il paese, ho dei fratelli, una casa che si deve pagare come qua, le tasse che devi pagare al governo...perché là si può lavorare, ma lo stipendio ti permette solo di arrivare a fine mese, ma non si riesce a risparmiare niente.

Nel tuo ambito lavorativo, quello infermieristico, non c’è un giusto riconoscimento delle professionalità dei molti migranti che in Italia sono occupati in questo settore.
Si, è vero, poi c’è un’altra differenza di cui mi sono anche resa conto: altri immigrati che vengono dai paesi dell’Ex Unione Sovietica, come una mia amica che viene dalla Moldavia, a lei hanno riconosciuto molte materie più di me perché lei appartiene a un paese che, diciamo, anche se non nella Comunità Europea comunque è in Europa e anche questo conta. E invece nel mio caso è l’America Latina e anche qua mi sembra una cosa poco didattica perché le scienze mediche sono universali, non cambiano gli insegnamenti. Certamente in Italia sicuramente c’è l’uso di alcuni apparecchi che in Sud America magari non si usano ancora, ma l’aspetto teorico, pratico, l’essenza dell’infermieristica sono sempre le stesse. E anche in Italia c’è un po’ di discriminazione perché qua lo decide la direttrice della Scuola Infermieristica della mia sede. Anche qua sono un po’ dispiaciuta, ma lo stesso vado avanti, a luglio finisco il 2° anno, mi manca un altro anno in più, ma spero che le cose cambieranno. Le cose che vengono con più difficoltà alla fine ci tieni di più. Sono una persona che se continua questo studio è perché veramente lo vuole fare, è una mia scelta, l’ho fatto nel mio paese e qui lo voglio continuare per lo stesso motivo, è un qualcosa in più, non sono obbligata.

Quali difficoltà crea la legge Bossi-Fini per i giovani migranti che vogliono studiare?
 È una condizione che ci fa stare un po’ male, io ci penso agli altri migranti che come me vogliono continuare gli studi a livello universitario, che hanno iniziato qua o che arrivano e vogliono studiare, trovano tante difficoltà perché sono costretti ad avere sempre questo permesso di soggiorno che ostacola tante volte il desiderio di continuare a studiare. Non è che lo straniero viene qui solo per lavorare, viene anche per sviluppare altri aspetti della sua vita, a livello della conoscenza. Purtroppo noi anche sotto questo aspetto dipendiamo dal permesso di soggiorno, perché dobbiamo rinnovarlo, perché non possiamo chiedere un permesso per studiare perché sappiamo che una volta che è finito questo corso noi dobbiamo tornare a casa. Io ho  lavorato prima e ho risparmiato moltissimo prima di iniziare a studiare, così posso permettermi ora di lavorare meno,  ma per studiare devo comunque fare le mie ore del contratto di lavoro per poter avere il permesso di soggiorno, facendo questa vita da pazza. Questa è una preoccupazione per tanti. Poi ci sono altri meno fortunati di me che perdono il lavoro, stanno studiando, magari hanno messo un po’ di soldi per pagare l’università, e poi si rendono conto che o lasciano l’università o perdono il lavoro e dunque alla fine non si può fare diversamente che lasciare gli studi perché devi avere questo permesso di soggiorno e tanti datori di lavoro non comprendono questa situazione, non solo elastici, non è che ti dicono: va bene, oggi vieni al mattino a lavorare e domani vieni al pomeriggio. Si può pensare tante volte che lo straniero viene qui solo per lavorare, ma noi abbiamo anche altre capacità. Noi facciamo tutte le cose che fanno gli italiani, andiamo ai musei...m’interessa la cultura italiana, sono andata a visitare Roma, Firenze, andiamo al cinema, compriamo, i libri, i computer, i prodotti italiani anche per inviarli alle nostre famiglie e allora noi contribuiamo a questa economia,  paghiamo le tasse, facciamo tutto come il governo italiano vuole, ma poi quando si tratta di fare noi delle cose all’interno dei nostri diritti, siamo considerati italiani di classe B. Non è giusto, perché deve essere così? Mica quando pago i contributi o vado al cinema chiedo lo sconto perché sono straniera, pago uguale agli altri, e dunque le stesse cose vorrei quando vado a chiedere un servizio, purtroppo non è così, ma la speranza è che lottando, parlando con gli altri, facendo conoscere le nostre situazioni  sicuramente piano piano la gente comincerà a capire...è la speranza!

postato da: coordmigranti alle ore 14:51 | link |
categorie: parole migranti
lunedì, 15 maggio 2006

Immagini dal 23 aprile

Sono on line le foto del 23 aprile Giornata dei Migranti in piazza dell'Unità a Bologna. Per vederle clicca qui
postato da: coordmigranti alle ore 10:02 | link |
categorie: foto
venerdì, 12 maggio 2006

PER TUTTI GLI ABDELJALIL DI SCHENGEN

SABATO 13 MAGGIO ORE 10 PRESIDIO DI FRONTE ALLA PREFETTURA di BOLOGNA, piazza Roosevelt

Vogliamo rivolgere un pensiero affettuoso e la compassione che merita come essere umano a ABDELJALIL BANI.

Abdeljalil era il giovane lavoratore marocchino trovato senza vita
nella spazzatura il primo maggio. Per un'amara ironia, il destino ha voluto che il suo povero corpo
venisse trovato proprio nella giornata che celebra i diritti dei lavoratori, ma è proprio questo corpo, sfigurato da una patologia gravissima, lasciato morire e rimosso come un rifiuto, a dire e a gridare che ancora oggi, anche a Bologna, non tutti i lavoratori hanno gli stessi diritti, come non tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti: qualcuno, come Abdeljalil, non ha neppure il più elementare diritto alla sepoltura.

Il peccato originale di Abdeljalil era la sua condizione di clandestino, di sans papier, di fantasma produttivo, accettato finché lavora silenziosamente, garantisce profitti al padrone e prezzi bassi al consumatore, ma allontanato senza pietà nel momento in cui ha bisogno, come un attrezzo rotto.

Forse è stato ucciso dalla grave malattia che si portava dentro come un destino, ma non è stato il destino a volere che morisse nell'abbandono, che nessuno gli rivolgesse uno sguardo partecipe, gli tendesse una mano, si preoccupasse almeno di seppellirne il corpo.

Come è possibile vivere e lavorare per tre anni nel centro di Bologna senza poter avere fiducia in nessuno? Senza riuscire a chiedere aiuto a nessuno nel momento in cui stai male? Eppure i servizi sanitari ci sono, ci si chiede increduli, eppure anche per i fantasmi esistono dei presidi medici (anche se poi una patologia cronica difficilmente sarebbe stata presa in carico). Possibile che non lo sapesse, che nessuno gli avesse detto? Quale immensa paura di essere scoperto e rimpatriato gli ha fatto stringere i denti e andare avanti comunque? Quanta disumana indifferenza negli occhi del padrone, dei pochi parenti, dei compagni di vita e di lavoro.. Perché esisti se non sei abile al lavoro, se non produci profitti per il padrone, se non dai sostegno alla famiglia, che diritto hai di stare al mondo, che diritto ha di stare in questa parte del
mondo? Non ne hai diritto: meglio che te ne vada, possibilmente senza disturbare.

Quanti Abdeljalil vivono silenziosamente nell'ombra in questa città e quanti se ne sono andati senza che nessuno se ne accorgesse?

Abbiamo fiducia che le dirette responsabilità penali in questa vicenda verranno chiarite e perseguite, ma vogliamo puntare l'attenzione sulle responsabilità politiche che hanno portato l'Italia (e gli altri paesi di Schengen) a questo livello di barbarie.

Perché crediamo che sulla dignità umana e i diritti basilari non si possa scendere a compromessi.

Abdeljalil, con il suo lancinante silenzio, grida che la vita, la dignità e la libertà di ogni essere umano sono diritti incomprimibili, che l'attuale condizione di barbarie deve essere cambiata:

- la legge bossi-fini viola i diritti umani e deve essere abrogata;

- la permanenza deve essere slegata dal contratto di lavoro, sempre più precario;

- i CPT devono essere chiusi: non servono ad arginare gli arrivi, ma solo a mantenere i lavoratori migranti, regolari e non, costantemente sotto ricatto;

- l'esistenza di chi vive e lavora in Italia deve essere riconosciuta;


ABDELJALIL BANI era un giovane marocchino, è stato trovato morto nella spazzatura a Casalecchio, nei pressi di Bologna, il primo maggio 2006. Le sue condizioni hanno fatto pensare inizialmente a un omicidio, ma le indagini hanno accertato che è morto, invece, per una gravissima patologia renale e che aveva vissuto a Bologna per almeno tre anni, da clandestino, nel modo più schivo senza mai far parlare di sé, lavorando per una pizzeria egiziana.

I primi firmatari:
Coordinamento migranti Bologna - M. R. Boukhbiza, ass. Sopra i ponti -
Zegai Leterbrehan, ass. eritrea, Selvaggia Tibiletti, Antonella Selva,
esecutivo centro Zonarelli - Raffaele Finelli, centro Zonarelli -
Giuseppe Chimisso, ass. Skanderbeg, Silvia Branca, ass. Annassim - Soheila
Hannaneh, ass. Donne in movimento - José R. Bustamanter, ass. Senor de
Huanca - Lella Di marco, ass. Scholè futuro - Fioleau Mélanie e Perarnan
Chloé, ass. Oltre... - Roberto Giorgi Ronchi, ass. Mani tese - Aissatou
Ndir e Seck Maimouna, ass. Donne senegalesi - Giacomo Grassi, ass.
Micro.Bo - Antonella Bosone, ass. Ananda Marga - Gilbert Nokam Togue, ass.
Stella nostra - Collina Giulio, consigliere q.re S.Donato - Liban Ali,
ass. Acusbo - Molinazzi Giordano, ass. El Ouali - Eva Moravkova, coro
multietnico Mikrokosmos, Milito Tiziana, Nathanael Nkonko,Zeinab El
Sadany, ass. Adaser - Herbert Salas, ass. Albero - Margherita Donzelli,
Centro Socaile Montanari
USI-ATI

Per adesioni: coo.migra@libero.it
   
postato da: coordmigranti alle ore 09:04 | link |
categorie: comunicati, manifestazioni